PIERO DELLA FRANCESCA

(Borgo Sansepolcro, giugno 1412 circa – Borgo Sansepolcro, 12 ottobre 1492)

Madonna col Bambino e santi, angeli e Federico da Montefeltro (Pala di San Bernardino)

1472-74

tempera su tavola

251×172 cm

OPERA

Con le soppressioni napoleoniche, la pala, emblema delle ricerche prospettiche di Piero della Francesca, giunge a Brera dalla chiesa di San Bernardino a Urbino, edificata da Federico da Montefeltro come suo mausoleo. Il formato della tavola è stato ridotto: in origine l’architettura era ancora più grandiosa, ma rappresenta comunque il vertice delle ricerche spaziali e prospettiche degli artisti centroitaliani del Quattrocento. 

In essa si intrecciano destinazione pubblica, quindi politica, devozione religiosa e storia privata del committente. Il duca di Urbino forse l’aveva pensata come omaggio alla nascita dell’erede, Guidubaldo, seguita dalla morte della moglie Battista Sforza. Il Bambino addormentato con al collo una collana di corallo, color del sangue e allo stesso tempo amuleto portafortuna, ne prefigura la Passione e la morte, richiamando la destinazione funebre dell’opera. Anche la protezione concessa dalla Vergine alla dinastia ducale è condensata nel simbolo dell’iconico uovo di struzzo che pende dalla calotta a conchiglia, alludendo al contempo alla miracolosa maternità di Maria e all’impresa araldica dei Montefeltro.

La luce, astratta e immobile, e i raffinatissimi giochi geometrici di luce esaltano la purezza delle forme architettoniche, immergendo i personaggi in una Sacra Conversazione silenziosa, tutta intellettuale.

Una curiosità: le mani giunte in preghiera del duca vestito con l’armatura da condottiero, di cui ha deposto elmo e bastone del comando ai piedi del gruppo, sono state ritoccate da Pedro Berruguete con uno stile molto diverso dalla pittura di luce di Piero della Francesca.

BIOGRAFIA

La biografia di Piero della Francesca si basa purtroppo su pochi indizi, nella generale scarsità di documenti ufficiali attendibili giunti fino a noi.

Si forma forse a Firenze, dove è citato per la prima volta nel 1439 come aiuto di Domenico Veneziano; quindi soggiorna in varie corti italiane, tra cui Ferrara, dove conosce la pittura fiamminga.

Tra i suoi capolavori: gli affreschi per il Tempio Malatestiano di Rimini e il ciclo della Vera Croce per San Francesco ad Arezzo; i dipinti, la Flagellazione di Urbino, ancora misteriosa nella sua interpretazione e il Dittico con i ritratti dei duchi di Montefeltro, Federico e Battista Sforza, agli Uffizi. 

La sua arte in bilico tra geometria pura e pittura di luce, con i personaggi assorti in un mondo ultraterreno, alieni dalle umane e incostanti passioni, rimanda a complesse questioni teologiche, filosofiche, umanistiche e d’attualità.Anche matematico e teorico, è autore di vari trattati, tra cui il De prospectiva pingendi.